Storia

Intervista a Boris Angelucci, responsabile Sport e Inclusione Progetto Avventuno e di FCL Special Needs.

Da cosa nasce questo progetto?                                                                                                                                                                       

A maggio 2019 mi è stato chiesto di collaborare allo sviluppo del torneo internazionale HELVETIA CUP organizzato da Football is More in quel di Lugano. Il torneo prevedeva due macro competizioni, una di categoria UNDER 16, con le più blasonate squadre europee (Chelsea, Benfica, Liverpool, Milan, … per citarne alcune) mentre la seconda, con le stesse squadre di livello ma composte da persone con disabilità. Quindi il mio ruolo è stato da subito duplice, aiutare l’organizzazione e creare una squadra che potesse competere al torneo. Sfida accettata nonostante il poco tempo e i tanti punti interrogativi. Dove troverò i ragazzi, come li allenerò, come mi devo comportare? … Farò come ho sempre fatto. Allenerò nel rispetto della persona mettendola sempre al centro delle attività. Per allenare una squadra con queste caratteristiche è fondamentale avere un quadro generale del giocatore, conoscere le possibili difficoltà siano esse motorie, cognitive che comportamentali. Gli approfondimenti, gli studi e i corsi seguiti grazie all’Associazione Avventuno uniti al supporto di genitori, educatori e tutor hanno agevolato la mia posizione a favore della squadra.

Come è nata la squadra? 

Al primo allenamento si contavano più monitori che giocatori e poi, i quattro giocatori si sono tanto divertiti da portare ognuno qualche amico al campo per la seconda attività. Le associazioni, le fondazioni e le conoscenze locali mi hanno ascoltato e hanno promosso l’attività al loro interno. Ed ecco che ad agosto la squadra contava oltre 16 elementi. Pronti? “Sono nato pronto” – ha risposto il nostro capitano. Desiderosi di fare un torneo magnifico, intenzionati a confrontarci con realtà che da anni affiancano lo sport sociale a quello agonistico. Giocare contro queste squadre è stata un’emozione unica che ancora oggi mi fa pensare a quanto io sia stato fortunato. Fortunato e affascinato dalla gioia che i ragazzi mettono in campo e fuori. Il vero valore aggiunto può per i più essere considerato come l’attività sportiva per i ragazzi con disabilità ma ci tengo a sottolineare che il valore aggiunto è quello che viene trasmesso con i giocatori alle persone tipiche. Sedici giocatori con differenti disabilità, quattro monitori diplomati, una figura esperta e una fisioterapista diplomata che assiste la massaggiatrice della squadra con sindrome di Down. Uno staff completo, capace e disponibile ripagato dalla gioia che i ragazzi trasmettono.

Da progetto a realtà                                                                                                                                                                                               

Terminata la quattro giorni che ci ha visti impegnati al torneo ho chiuso la porta dello spogliatoio mentre i ragazzi si aiutavano a vicenda per fare la doccia e sistemare le divise. Un momento magico, di quelli che accadono nei film, all’uscita Monica, direttrice di Avventuno (associazione che supporta persone con sindrome di Down e le rispettive famiglie) mi chiede semplicemente: “cosa c’è Boris?”, la mia risposta è stata altrettanto semplice. Ricordo di aver detto che provavo quella sensazione di vuoto che si prova quando terminano le vacanze estive e quasi automaticamente sono rientrato in spogliatoio e ho preso la decisione di andare avanti convocando la squadra ad un prossimo imminente allenamento. I ragazzi erano entusiasti per quanto smarriti, anche loro sapevano bene che la squadra era stata creata ad hoc solo per il torneo.  Ho comunicato loro che non volevo perderli e mi sarei dedicato alla loro crescita sportiva. Nessun obbligo ma per chi volesse proseguire io avrei dato la mia disponibilità. Risultato? È aumentato il numero di giocatori.

Attività                                                                                                                                                                                                                     

Nel rispetto dei giocatori, tutti sopra i sedici anni, si è optato per un allenamento ogni quindici giorni in modo da permettere loro di proseguire con le loro rispettive attività. Chi gioca a bocce, chi nuota, chi si impegna a basket, senza dimenticare il lavoro o la scuola che affrontano quotidianamente. Come nelle più belle favole, da cosa nasce cosa, eccoci quindi convocati ad un torneo in occasione di Sportissima 2019 in cui ci confrontiamo con squadre composte da giocatori tipici, veniamo chiamati da squadre attive per fare amichevoli, pianifichiamo allenamenti con ragazzi del FC Lugano settore giovanile e promuoviamo tramite meeting e lezioni didattiche le nostre attività a favore di un’inclusione totale.

Cosa intendi per inclusione totale?                                                                                                                                                                       

Mi sono documentato, ho studiato per comprendere appieno la terminologia. Non posso negare che fino a maggio 2019 parlavo io stesso di “persone diversamente abili” convinto di fare bene evitando parole quali “handicappato, diverso, disabile, ecc”. Il premio a tutti i nostri sforzi è quello di dimostrare quanto, mettendo al centro del lavoro la persona, non si debba necessariamente distinguere quest’ultima con termini carini, simpatici o meno. La persona è la persona e il trattamento è identico.        I miei giocatori sono delle persone, ognuna di loro con caratteristiche uniche e ben precise. Non sono solo persone con disabilità, sono persone. Quando parlo di inclusione totale mi riferisco a quelle attività in cui i giocatori vengono mischiati. Penso ai terzi tempi (disputiamo sempre tre tempi da 20 minuti su campo ridotto) in cui per, necessità la prima volta, per piacere in seguito, senza preavviso alcuno sostituisco 4/5 casacche tra giocatori della Special Needs e quella degli avversari permettendo così a tutti di confrontarsi con quel giocatore che fino a poco fa faceva forse tenerezza e compassione ma in campo si batte come un leone dimostrando intelligenza calcistica, attenzione e concentrazione oltre a quei sorrisi unici. Le esperienze ci hanno portato a mettere in atto qualche accorgimento al fine di favorire il gioco. Ad esempio per due terzi della partita noi tiriamo in una porta dalle dimensioni regolari mentre gli avversari calciano in una porta di allievi oppure, quando necessario, vengono create delle zone in cui determinati giocatori non possono essere attaccati dagli avversari. Non stravolgiamo le regole del gioco ma le adattiamo affinché tutti possano gioire.

Che programmi avete?                                                                                                                                                                                           

Stiamo ottimizzando un viaggio in quel di Londra siccome la squadra ha lasciato il segno e i giocatori del Chelsea ci vogliono allo Stanford Bridge per conoscerci. Sarà una tre giorni eccezionale. La Football is more  per contro, ci ha per già invitati ad un camp inclusivo denominato “Adventure Camp” che si svolgerà a Brunnen in Svizzera. Rimanendo alle nostre latitudini stiamo preparando la partecipazione ad alcuni tornei locali, oggi tuttavia lottiamo tutti contro questa situazione (Covid19) e almeno una volta alla settimana ci confrontiamo con i giocatori in videoconferenza.

Un bell’impegno sia da un punto di vista sportivo che tempistico                                                                                                                     

Si, ma che viene svolto con grande piacere. Burocraticamente lavoriamo la sera e gli allenamenti si svolgono la domenica mattina, per il momento riusciamo a gestire il tutto. Oltre alla squadra, con Avventuno ci occupiamo di favorire l’inclusione dei più piccoli nei contesti che reputiamo idonei alle loro caratteristiche. Le lezioni didattiche sono un ulteriore impegno che ci permette di istruire e sensibilizzare la popolazione. Stiamo valutando anche progetti per la terza età e chissà che un domani si possa estendere il progetto favorendo lo sport per qualsiasi età e caratteristica. Una nuova sfida che ci vedrà coinvolti anche nel trovare persone sensibili e promotrici (come i nostri attuali sponsor FCL, IBSA, AIL, VZUG) delle pari opportunità.

Ci tengo a sottolineare che MIGROS CULTURA, nel contesto del concorso nazionale ILMIOEQUILIBRIO, ha riconosciuto un importante premio a Progetto Avventuno per l’impegno a favore dello sport in cui i protagonisti erano i giocatori della FCL Special Needs, soprannominata “I CAMALEONTI”. 

La parola a Boris:

L’atmosfera che si respira all’interno di questa squadra è serena e rilassata. Nel rispetto della persona vengono svolte molte attività. Le sfide contro squadre tipiche hanno permesso a tutti di arricchirsi. I ragazzi che attualmente partecipano hanno differenti difficoltà (fisiche, cognitive, psichiche) compensate da un aiuto reciproco offrendo così basi di insegnamento a chi li osserva all’opera.”

Boris Angelucci – Monitore responsabile